Cortese Way

La Campania tra bellezza, arte e gastronomia.

da: Il mondo di Suk

L’imprenditore Maurizio Cortese lancia corteseway.it , portale di “turismo sartoriale” che nasce dall’amore per la propria terra con uno staff pronto a rispondere ai bisogni dei propri clienti in 7 lingue differenti.
Lo presenterà il 19 ottobre alle 12 nella corte settecentesca del boutique hotel Piazza Bellini (via Costantinopoli 101- Napoli), proponendo un assaggio gastronomico con il presepe culinario curato da Marco Ferrigno, maestro artigiano di presepi partenopei, che ritrarrà i volti dei maggiori chef italiani.


Quartieri spagnoli a Napoli, nei tour enogastronomici di Maurizio CorteseNegli occhi del mondo la Campania e le realtà che la costituiscono sono ormai irrimediabilmente ridisegnate secondo la mappatura della terra dei fuochi.
Cartina fedele di una situazione che imperversa ormai da anni - ma che sembra scoperta recente per alcuni media italiani, tuttavia lacunosa nei suoi punti più significativi.
Quello che le immagini di cumuli di immondizia e sversamenti tossici non testimoniano sono gli sforzi di chi quelle terre avvelenate le coltiva, curando tradizione e storia, riuscendo a sopperire all’assenza non giustificata e giustificabile delle istituzioni. 

È da questo sentimento di appartenenza che nascono storie di resistenza da cui il cambiamento può trarre giovamento e linfa vitale.
E la storia di “Corteseway” e di Maurizio Cortese, imprenditore e food writer classe ’62, è proprio di quelle che il cambiamento tentano di imporlo o , quantomeno, di nutrirlo nei modi più disparati.


corteseway.it è più di una “personal food experience” (come recita il sottotitolo al sito ufficiale), un vero e proprio trampolino di lancio per visitatori e imprenditoria campana verso un modo internazionale di intendere il turismo.
«Da anni ormai, per pura passione – racconta Maurizio Cortese – accompagno amici nel cuore della Campania alla scoperta delle sue bellezze offrendo loro una guida gastronomica e artistica, mettendo a disposizione la mia esperienza nel settore. Non sto facendo altro che ufficializzare una cosa che già faccio da tempo».

La sua però, più che semplice passione, è un vero e proprio percorso educativo che parte sin dalla più tenera età, nelle cucine di Alfonso Iaccarino, quando ancora non era “Don Alfonso”, ma uno chef talentuoso che sperimentava a Sant’Agata sui Due Goti. «Mio padre comprò una casa non distante dal ristorante dello chef Iaccarino, e posso dire di essermi formato nella sua cucina». Un percorso che da lì in poi non si è più arrestato. Da osservatore a foodwriter il passo è stato breve, grazie all’esperienza biennale su www.dissapore.com, e soprattutto alla successiva fondazione de www.gazzettagastronomica.it con Stefano Bonilli, fondatore e direttore di lungo corso de “Il Gambero Rosso”. Realtà che ancora oggi prosperano e che rappresentano le basi di un progetto a lungo inseguito. «Trent’anni fa, volevo creare un luogo gastronomico importante a Napoli che raccogliesse tutte le eccellenze campane che si ispirasse a progetti come “Eataly”. Anche se più di nicchia e meno estesa».


La successiva indisponibilità delle istituzioni – nonostante sponsor e Cortese stesso garantissero l’intera copertura economica – abbandonarono il progetto nelle maglie sempre strettissime della burocrazia cittadina e regionale.«La politica napoletana – continua Cortese – spesso sonnecchia. Non recepisce gli imput e non agevola il cittadino». Così, dall’amore per la propria terra, è nato corteseway.it, portale di “turismo sartoriale”. Un sito che pensa già in grande, il cui staff è pronto a rispondere ai bisogni dei propri clienti in 7 lingue differenti, e che punta sulla trasformazione nel “non valore napoletano” – come lo chiama Maurizio Cortese – in un punto di forza.
«Le altre città italiane, penso a Roma o a Venezia, hanno un impianto turistico, una rete culturale fittissima. Un turista una volta arrivato a Napoli è abbandonato a se stesso e molto spesso si rifugia nelle isole o in Costiera Amalfitana, dove sa che sarà ospitato con maggiore facilità». Lasciando che luoghi come Pompei ed Ercolano, grazie soprattutto alla totale inaffidabilità della circumvesuviana, vengano ignorati insieme ad altri siti di bellezza gastronomica e artistica inestimabile.
Il target a cui Corteseway intende riferirsi è chiaramente medio – alto, composto non da turisti mordi e fuggi ma da chi la Campania vuole viverla a 360 gradi. La piattaforma è strutturata seguendo tre punti principali: il viaggio, l’educazione culinaria e la consulenza gastronomica. «L’itinerario sarà studiato in base alle esigenze del turista, cucito su misura con un’assistenza costante dall’arrivo in città, passando per il pernottamento e le visite guidate arrivando a coprire qualsiasi altra necessità si presenti». Un meccanismo virtuoso che Maurizio Cortese non custodisce gelosamente, ma anzi, spera possa essere triplicato in altre città italiane ma soprattutto in Campania, magari con l’aiuto del Pubblico.
«C’è un mondo che vuole visitare Napoli, che ha grande considerazione della nostra tradizione culinaria» e molto spesso la popolazione stessa ignora le proprie radici e tradizioni. Ecco perché la piattaforma, grazie al contributo dei più grandi chef italiani, si avvale di lezioni di cucina – ancora una volta su misura – per turisti e autoctoni, fino ad arrivare alle consulenze gastronomiche e all’assistenza per start up di locali in fieri. «Se fossimo davvero coscienti della nostra storia capiremmo che ogni mattonella, ogni centimetro quadrato della nostra regione ha una storia da raccontare e non avremmo turisti che fuggono impauriti da Napoli, ma problemi di sovraffollamento».

Una storia che tenterà di raccontare Maurizio Cortese insieme al suo staff il 19 ottobre alle 12 nella corte settecentesca del boutique hotel Piazza Bellini (via Costantinopoli 101), insieme a un primo assaggio gastronomico e al presepe culinario curato da Marco Ferrigno, maestro artigiano di presepi partenopei, che ritrarrà i volti dei maggiori chef italiani (e verrà aggiornato annualmente). Appuntamento a sabato, per tentare di accendere un fuoco che non abbia più il sapore di una condanna ma di una speranza.

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